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PADRE PIO

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Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque nel borgo medioevale di Pietrelcina, in Vico Storto Valla, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio il 25 maggio 1887 e all’alba del giorno dopo venne battezzato col nome di Francesco al fonte battesimale della chiesa di Sant’Anna dal sacerdote don Nicolantonio Orlando.

Già dai primissimi anni d’età manifestò il grande desiderio di consacrarsi al Signore, realizzandolo nel gennaio del 1903, allorché entrò nel noviziato di Morcone (BN), vestendo l’abito del Poverello d’Assisi.
Dopo gli studi teologici e filosofici, passando di convento in convento, arrivò alla tanto anelata ordinazione sacerdotale il giorno 10 agosto del 1910, nel sacello dei canonici del Duomo di Benevento. Celebrò la prima messa nella chiesa madre di Pietrelcina la domenica del successivo 14 agosto.
Lo stesso anno, nel mese di settembre, sotto l’olmo di Piana Romana riceveva le Stimmate che, inizialmente visibili, scomparvero, avendolo chiesto al Signore lo stesso Padre Pio.
La malferma salute lo costringeva a permanere nella sua Pietrelcina, dove l’aria nativa attenuava i gravi e persistenti malanni.
Vi restò dal maggio del 1909 al febbraio del 1916, anno in cui si trasferì a Foggia per assistere all’agonia della nobildonna Raffaellina Cerase, una delle prime figlie spirituali.
Il 4 settembre 1916 era nel convento di San Giovanni Rotondo, per «cambiare aria» a causa delle precarie condizioni di salute. Dopo una serie di licenze e di richiami, trascorsi in prevalenza nell’ospedale militare di Napoli, il giorno 16 marzo 1918 viene riformato per «broncoalveolite doppia agli apici polmonari» e definitivamente destinato al convento di San Giovanni Rotondo.
Non tornò mai più nel paese di nascita, ma il ricordo struggente della sua Pietrelcina non lo abbandonerà mai, pur rimanendo tutta la vita nel lontano convento garganico.

La gente e i luoghi che furono testimoni delle sue prime ed intense esperienze mistiche, degli incontri con Dio, rivivranno attraverso i «Pucinari» (Pietrelcinesi) che andranno a trovarlo, con i quali si intratterrà volentieri in piacevoli colloqui, rievocando nostalgicamente eventi e luoghi di quella Pietrelcina abbarbicata sul Morgione.
Saranno le Sue parole e i Suoi scritti ad attestare l’amore per Pietrelcina e i suoi abitanti: — «Salutatemi la Morgia. Forse la gente cara e semplice di quel tempo non ritornerà più!» — «Non ti chiedo niente; una sola cosa: non facciano ‘scomparire’ (fare una pessima figura) il nostro paese» — «Io di Pietrelcina ricordo pietra per pietra. Molto ci deve stare a cuore il nostro paese. Fate di tutto per essere di esempio a tutti» — «Salutami tutta Pietrelcina che tengo tutta chiusa nel mio cuore. Le benedizioni del Signore scendano larghe e copiose su tutti e tutti si rendano degni delle odierne ed eterne promesse».
Alla nipote Pia Pennelli, nata Forgione, riferendosi alle case in Vico Storto Valla e ai luoghi di Piana Romana, dirà: — Vai a Pietrelcina e riordina tutto, perché c’è stato Gesù e tutto è avvenuto là.

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